5/5 (2)

Arte e terapia. Due anime coesistono e si compenetrano in una disciplina che si serve di materiali, tecniche e strumenti propri del mondo dell'arte, con lo scopo di innescare tramite questi un processo terapeutico finalizzato alla riabilitazione, al benessere, alla conoscenza di sé.

Articoli correlati: Il lungo fiume dell'arte moderna - 15 Quadri Che Hanno Segnato La Storia Dell'Arte Contemporanea - KIN 金. La mostra di Expowall con fotografie di Carola Guaineri e Kintsugi di Anita Cerrato

Disegnare, dipingere, modellare, scolpire e altre attività che implicano l'uso delle mani e della motricità fine sono esperienze legate alla coordinazione dei sensi, che per loro stessa natura possono offrire sollievo da emozioni disturbanti, indurre gratificazione, rilassamento e migliorare il tono dell'umore alleviando sintomi da stress. Se però la sola pratica artistica fosse già di per sé la panacea di ogni male, la storia dell'arte sarebbe un lungo fiume tranquillo e i suoi protagonisti sarebbero immuni da ansie, conflitti e problemi psichici. È bene dunque chiarire che per parlare di arteterapia è invece necessaria la presenza di un terapeuta che sappia guidare il processo nella giusta direzione. Un professionista con una doppia formazione, che deve possedere sia le competenze di un maestro d'arte, sia la capacità di indirizzare l'esperienza creativa in modo da innescare un percorso di cambiamento.

Arteterapia, le origini

La fede nel potere taumaturgico delle immagini è antica quanto la storia dell'uomo, a partire dalle incisioni rupestri paleolitiche tracciate con intenti propiziatori, passando per i sarcofagi egizi, le maschere africane, i simboli sciamanici e varie pitture religiose medievali a cui erano attribuite virtù risananti (si pensi all'altare di Isenheim di Matthias Grünewald, che si riteneva donasse sollievo dal fuoco di Sant'Antonio). Per trovare esempi di applicazione dell'arte in ambito clinico bisogna fare un salto temporale fino agli ospedali psichiatrici nel periodo a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Il crescente interesse degli studiosi per la cosiddetta arte dei folli persegue però il mero intento di evidenziarne gli elementi patologici, senza alcun fine curativo ma con scopi puramente diagnostici. Nello stesso periodo anche la nascente psicoanalisi, sulla scia degli studi sull'inconscio di Freud e Jung, si interessa alle opere dei pazienti come specchio delle loro vicende psichiche, utilizzandole per il momento solo come supporto alla terapia verbale. In questo solco si inserisce negli anni '40 l'esperienza della psicoanalista Margaret Naumburg, che elabora una prima forma di arteterapia, utilizzata come mezzo per portare a galla contenuti inconsci da sviluppare poi nel corso di convenzionali sedute psicoterapeutiche.

 

 Gabriel Isak, Peace of mind, 2019. Courtesy of Contempop Gallery. Opera disponibile su Kooness.com

 

L'arte si fa terapia

Quasi coevo ma del tutto diverso è l'approccio di Edith Kramer, un'altra pioniera della terapia artistica. Per parlare di lei non si può evitare di menzionare la sua maestra, l'artista viennese Friedl Dicker-Brandeis, la cui didattica, mutuata anche dalla formazione ricevuta presso il Bauhaus, coinvolge il gesto, la respirazione, il movimento, la voce, oltre agli aspetti emotivi e mentali. Deportata nel campo di Terezin per la sua opposizione al nazismo e le sue origini ebraiche, Friedl Dicker-Brandeis conduce laboratori artistici con centinaia di bambini internati insieme a lei, rendendosi conto del profondo effetto terapeutico di quel lavoro sui suoi piccoli allievi, anche in quelle condizioni drammatiche. Gli studi da lei condotti a partire da quei disegni, che non le sarà dato di proseguire perché morirà ad Auschwitz nel 1944, verranno portati avanti da Edith Kramer in America a partire dagli anni '50. Venendo dal mondo dell'arte, Edith Kramer svincola l'arteterapia dal contesto psicoanalitico e per la prima volta fa coincidere il processo artistico con il percorso terapeutico. In altre parole ora è l'arte stessa che si fa terapia e, più che sul linguaggio simbolico insito nelle immagini prodotte dai pazienti, l'accento viene posto sull'atto creativo, mentre vengono messi a punto anche un codice e degli indici di evoluzione basati su criteri puramente estetici.

Come funziona l'arteterapia?

La pratica dell'arteterapia basa la sua efficacia sull'assunto che l'immagine, per la sua capacità di contenere simultaneamente diversi aspetti, anche ambigui o contraddittori, sia in grado di comunicare i contenuti inconsci, i pensieri e le emozioni in modo molto più immediato e sincero rispetto alla parola. Presupposto è inoltre comprendere che l'arte possiede un proprio linguaggio e che questo, al pari di quello verbale, è dotato di regole e grammatica. Una volta imparato, il codice si presta dunque ad essere letto o, in gergo, decodificato.

 

CALVIN TENG, Mindfulness, 2020. Courtesy of Whistler Contemporary Gallery. Opera disponibile su Kooness.com

 

Tre livelli di lettura

Il contenuto di un'opera d'arte è solo uno dei livelli a cui avviene la decodifica. Se ci limitassimo a elencare i contenuti, la storia dell’arte si ridurrebbe a un elenco di tematiche, scordandoci delle differenze stilistiche che fanno apparire profondamente diversa una madonna di Giotto da una di Caravaggio. Il secondo livello è l'osservazione di ciò che avviene in atelier durante la realizzazione del manufatto, ovvero le eventuali verbalizzazioni, l'atteggiamento dell'autore con la propria opera, il suo rapporto con il resto del gruppo e con il terapeuta. Il terzo livello, forse quello più specifico dell'arteterapia è l'analisi formale dell'opera, secondo la lettura degli elementi costitutivi del linguaggio visivo, ovvero linee, forme, superfici, contrasti cromatici, luci, ombre o assenza di ombre, disposizione degli oggetti, equilibrio, vuoti e pieni, ritmi, simmetrie, ecc. Le regole con cui questi elementi si combinano sono le leggi della percezione. In virtù di esse le immagini proiettate sulla retina vengono processate dal sistema nervoso, il quale le trasforma per trasmetterle alla coscienza. Quindi la percezione visiva e ciò che rende possibile commuoversi, emozionarsi, o anche inquietarsi di fronte a un'opera d'arte perché la si riconosce non come un pezzo di marmo o una tela coperta di pigmenti ma come una rappresentazione dell'esperienza umana.

Il percorso di accompagnamento

Una volta terminata la fase di osservazione e decodificato un sufficiente numero di opere, un terapeuta preparato sulle varie funzioni dell'arte comincia a capire in quale direzione impostare il percorso e decide con quali tecniche, materiali e con quale modalità artistica proseguire l'accompagnamento terapeutico. La natura stessa del lavoro presuppone che questi percorsi, anche quando vengono condotti all'interno di un piccolo gruppo, non possano che essere individuali. Tutti però presentano una caratteristica in comune, ovvero che qualsiasi modifica effettuata sull'opera si riflette come un parallelo cambiamento anche nella persona che l'ha realizzata. Questo è reso possibile dal fatto che l'opera d'arte occupa una collocazione privilegiata, a cavallo fra il mondo esterno e il mondo interno del suo autore. Una posizione che, un po' come lo spazio transizionale di Donald Winnicott, apre la porta a molteplici possibilità di trasformazione.

I materiali si fanno farmaci

Se durante la fase di osservazione i materiali vengono lasciati sperimentare in modo più o meno indiscriminato, così da poter individuare quale sia il più consono ad esprimere un determinato contenuto per ogni singolo utente, in seguito essi divengono parte del processo di trattamento in quanto ciascuno possiede specifiche valenze. Osservando quali sensazioni genera il gesto di tracciare una linea dritta, un angolo acuto o un segno circolare, un movimento piccolo con la matita anziché uno ampio col pennello oppure cosa si provi a comporre un mosaico piuttosto che a scolpire pazientemente un busto, si può comprendere quanto siano diverse le esperienze veicolate da ciascun materiale. Lasciar espandere il colore nell'acquarello bagnato sul bagnato ha a che fare con le emozioni ed evoca vissuti interiori molto lontani da quelli del disegno a contorno eseguito con materiali secchi, che è più connesso al racconto e al mentale. Allo stesso modo, l'esperienza di plasmare e lisciare la creta risveglia sensazioni corporee, mentre il collage, con la sua frammentazione e ricomposizione della realtà, appartiene completamente al regno dell'immaginazione. Tutti aspetti che un terapeuta deve avere ben presenti, perché quelli sono gli strumenti con cui è possibile creare un nuovo canale di comunicazione.

L'importanza del corpo

Fare arte coinvolge l'individuo nella totalità di mente e corpo, richiedendo sia un impegno cognitivo legato all'immaginazione che un impegno percettivo, sensoriale, motorio legato all'esecuzione. Il braccio e la mano in primis, ma anche le altre membra non direttamente interessate al gesto, la postura generale, l'equilibrio, la respirazione sono coinvolti nella realizzazione di un'opera e ne condizionano inevitabilmente la qualità. Un esempio emblematico nella storia dell'arte è l'Action painting di Jackson Pollock, che mette l'accento sul corpo in movimento in quanto soggetto della creazione e dove il gesto acquista valore artistico, al pari del segno. In arteterapia però il fine va spostato dal prodotto artistico al processo di trasformazione dell'autore, senza perdere di vista gli scopi riabilitativi e terapeutici.

 

Caroline Vis, "Lost" XL Dripping Pollock Painting, 2017. Courtesy Caroline Vis. Opera disponibile su Kooness.com

 

Rilassamento, respirazione e presenza mentale

Una persona tesa e contratta si comporta come i disgrafici, coinvolgendo nel gesto anche i muscoli non strettamente necessari. Ecco allora l'utilità di praticare qualche tecnica di rilassamento prima della seduta. Il rilassamento coinvolge al contempo la dimensione fisica e quella psichica, favorisce la ricerca di un centro stabile, aiuta a prendere coscienza delle tensioni, con un effetto liberatorio anche sull'immaginario. Tali benefici sono ormai supportati da una vasta letteratura e sperimentati con diversi metodi, la cui comune matrice fa capo a tecniche da millenni praticate in oriente, che sono state tradotte culturalmente e hanno acquisito evidenza scientifica. Esiste una profonda correlazione tra rilassamento e respirazione, dal momento che attraverso il rilassamento muscolare si creano le condizioni per un aumento della capacità respiratoria mentre, grazie all'educazione all'ascolto del respiro, soprattutto a livello del diaframma, si completa il rilassamento dei muscoli addominali con immediato effetto calmante sull'agitazione mentale. I migliori risultati si ottengono poi quando il ritmo respiratorio si accorda con il movimento. Una respirazione rilassata si riflette sul gesto grafico, che viene a presentare le stesse caratteristiche di leggerezza. Allo stesso tempo, con l'ampliamento e la coordinazione del gesto, si ottiene l'effetto di aumentare poco alla volta anche l'ampiezza del respiro che diventa più profondo e regolare. Un progressivo addestramento all'attenzione, incoraggiando un'attitudine all'ascolto e a un'osservazione priva di giudizio, ponendo l'accento sul presente, facilita infine la presa di coscienza, elimina ansie da prestazione e asseconda la natura stessa dell'arteterapia, che è un percorso attivo.

Arteterapia e psicomotricità

Anne Denner, un'altra caposcuola dell'arteterapia, negli anni '60 conduce a Parigi ricerche nell'ambito della rieducazione alla scrittura. Convinta che l'osservazione del corpo nel soggetto che si appresta l'attività artistica sia completamento e parte integrante della lettura dei lavori, per prima perfeziona un sistema di catalogazione del linguaggio del corpo, mutuata dagli studi di psicomotricità. L'osservazione riguarda la postura, l'asse del corpo, il tono muscolare, la respirazione, l'uso dell'arto scrivente e anche di quello opposto, l'impugnatura dello strumento, la scelta di eseguire l'opera sul piano orizzontale o verticale, su grande o piccolo formato, sulla parete o a terra, l'attitudine generale, gli spostamenti rispetto all'ambiente dell'atelier. Il metodo si avvale anche di esercizi pittografici di distensione, da eseguire preferibilmente all'inizio della seduta, con lo scopo di vincere blocchi e sviluppare una maggiore spontaneità del gesto. Ancora oggi, nel multiforme panorama attuale dell'arteterapia, l'osservazione del linguaggio del corpo resta un fondamentale ulteriore strumento di decodifica nelle mani del terapeuta per impostare al meglio il percorso, nell'ottica di un approccio globale.

Arteterapia per chi

Oltre che per interventi in ambito psichiatrico o medico, che oggi rappresentano solo uno dei suoi numerosi campi di applicazione, all’arteterapia si ricorre in presenza di diverse problematiche: dalle dipendenze, ai disturbi alimentari, alle sindromi d’ansia e da stress; si pratica con minori in situazioni di difficoltà, disturbi di apprendimento o comportamentali, con pazienti oncologici o con patologie croniche, con portatori di handicap, con anziani, con carcerati, solo per citare alcuni esempi. Si applica inoltre anche alla cosiddetta area benessere, con persone interessate a migliorare la conoscenza di sé attraverso l'espressione artistica, o che necessitano di un aiuto temporaneo per ristabilire il proprio equilibrio.

 

Riky Van Deursen, My happy garden, 2021. Courtesy of Context Art. Opera disponibile su Kooness.com

 

Prescrizioni museali

Al di fuori dai canonici approcci arteterapeutici, ma comunque all'interno di un concetto più ampio di cura attraverso l'arte e la bellezza vanno collocate alcune esperienze pilota che vedono la visita a un museo farsi parte integrante del piano terapeutico, a supporto delle cure farmacologiche. Fra queste l'iniziativa del 2018 dei medici canadesi di stringere un accordo col Musée des beaux-arts di Montreal per una serie di visite gratuite da prescrivere ai loro pazienti affetti da depressione o patologie croniche e la recente iniziativa dell'assessore alla cultura belga che lo scorso novembre ha inaugurato un'esperienza simile in sinergia con alcuni musei di Bruxelles per combattere il burnout del personale sanitario in seguito alla pandemia di Covid 19.

 

Immagine di copertina: Katherine Bello, Mindful, 2020. Courtesy Cerbera Gallery. Opera disponibile su Kooness.com

Scritto da Chiara Montani

Restate sintonizzati su Kooness magazine per altre interessanti notizie dal mondo dell'arte.

Please rate this post

Grazie per il tuo voto!