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Cos'è la modernità? La definizione stessa del termine come “carattere di ciò che appartiene ai tempi più recenti”, lascia già intuire la difficoltà di circoscrivere un concetto tanto relativo e in continuo divenire. 

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Non meraviglia quindi che, quando si tenta di inquadrare l'arte moderna in un preciso orizzonte storico-temporale, i pareri degli esperti siano parecchio discordanti e tracciare dei confini si riveli un'impresa tutt'altro che semplice. Eppure, datazioni a parte, è possibile individuare nella timeline della storia dell'arte alcuni punti di svolta storici e sociali, o cambi di prospettiva che finiscono per mutare per sempre il modus operandi e la visione degli artisti.

Le sorgenti dell'arte moderna

Benché l'arte moderna venga convenzionalmente fatta partire intorno alla metà del XIX secolo, è opinione diffusa che le prime avvisaglie siano ravvisabili già con i grandi rivolgimenti di fine '700 quando, dopo lo tsunami della rivoluzione francese, il mondo delle accademie viene profondamente trasformato. 

È la fine delle committenze e del mecenatismo, che per secoli hanno retto il sistema dell'arte, limitando per certi versi la libertà espressiva dell'artista ma garantendogli certezze che da questo momento vengono a mancare.

Le accademie cominciano a organizzare esposizioni annuali, che in Francia prendono il nome di Salon, nel corso delle quali l'artista si ritrova a dover vendere il suo lavoro a posteriori a un pubblico che non conosce. 

La gamma dei possibili soggetti si amplia a dismisura, ma tale libertà può risultare tanto più spiazzante quanto più alta è la preoccupazione di intercettare il gusto dei possibili acquirenti e quello dei critici, che hanno il potere di stroncare o lanciare una carriera.

In anni di grandi cambiamenti, nei quali la rivoluzione industriale spazza via le tradizioni artigiane e l'urbanizzazione spopola le campagne, la maggior parte degli artisti sceglie di restare fedele alla tradizione e aderisce ai rigidi canoni estetici proposti dalle accademie. Premiati dalle esposizioni, contesi dal pubblico, ben pagati e graditi al potere, questi sono i maestri dell’arte ufficiale e la loro è una storia di successo.

Ma esiste anche una storia parallela. Estromessi da questo mondo e dai Salon, un manipolo di artisti si ribella alle convenzioni di un'estetica che giudicano artefatta. Rivendicando orgogliosamente la propria diversità, rifiutano di adeguarsi al gusto imperante e conducono una propria personalissima ricerca.

Da questi innovatori, che il più delle volte faticano a sbarcare il lunario, nasce un nuovo modo di fare arte e per la prima volta l'espressione artistica viene concepita come un modo per esprimere la propria individualità.

Solo davanti alla tela, l'artista si trova a cercare dentro di sé le risposte agli eterni interrogativi dell’esistenza, a esprimere la propria visione del mondo e della realtà. E lo fa servendosi di un linguaggio immediato, istintivo e irrazionale che può essere paragonato solo a quello della poesia.

Da qui ha inizio l'arte moderna. Un lungo fiume che scorre per oltre un secolo e il cui corpo è alimentato da tanti affluenti quante sono le visioni di ogni artista. Visioni che si incontrano, si fondono, fluiscono talora parallele e che per convenzione sono state raggruppate in correnti, un modo per dare un nome a modalità espressive dalle caratteristiche simili.

L'arte moderna in 10 ismi

1. Romanticismo

Sono le prime incursioni di Johann Heinrich Füssli nel territorio dell'incubo, seppure pervase da una classicità ancora settecentesca, il primo germoglio di una discesa nei meandri della psiche e dell'emotività. Spaurito di fronte allo sgretolarsi di un ordine secolare e privo di punti di riferimento, l'uomo romantico interroga sé stesso e la natura in cerca di risposte sul senso dell'esistenza. La pittura di paesaggio viene elevata a una nuova dignità e lo spettacolo naturale si fa portatore del senso del sublime, espressione dell'assoluto che traspare nell'immanenza. Finestre aperte sull'infinito sono i paesaggi epici di Caspar David Friedrich, eroiche e melodrammatiche le furiose scene di Eugene Delacroix. Alle travolgenti, vorticose e abbaglianti tempeste di William Turner, in cui le forze della natura esplodono di pari passo con le più potenti emozioni umane, fanno da contraltare le pacate istantanee di John Constable, indefesso indagatore della realtà visibile, con i suoi cromatismi e i suoi effetti di luce. 

 

La nave negriera, William Turner

 

2. Realismo

In contrasto con la visione carica di pathos dei romantici, il realismo persegue un obiettivo del tutto diverso, quello di mostrare la realtà senza filtri di sorta, in tutta la sua nuda e talora brutale oggettività.

Il termine discende dalla mostra di Gustav Courbet Le réalisme, del 1855, nella quale l'artista espose le sue opere rifiutate dal Salon. La sua ricerca di verità che rifugge ogni grazia, la rinuncia a effetti facili, la spontaneità portata all'estremo e la sconcertante scelta dei soggetti fecero scalpore, suscitando la reazione di molti critici. Ma nel novero dei realisti erano incluse anche anime molto diverse. Basti pensare alle figure caricaturali di Honoré Daumier, portatrici di un contenuto satirico che si fa strumento di denuncia sociale, al pacato tonalismo di Corot, alle epiche scene agresti di Jean-François Millet e dei pittori della scuola di Barbizon, ma anche ai macchiaioli italiani, in primis Giovanni Fattori.

 

L’angelus, Jean-François Millet

 

3. Impressionismo

Anche le opere di Édouard Manet furono rifiutate dal Salon degli accademici, insieme a quelle di un gran numero di giovani artisti che perseguivano una ricerca totalmente nuova. Prima nel Salon des Refusés, un'esposizione parallela a quella ufficiale, poi nello studio del fotografo Nadar passano opere di Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Berthe Morisot e anche Paul Cézanne, che poi lascerà il movimento per continuare in solitudine il proprio percorso. Siamo nel 1874, data ufficiale di nascita dell'impressionismo, che prende il nome dal titolo di un'opera di Monet: Impression, soleil levant.

Incompresi dai critici, che crocifiggono le loro opere con parole al vetriolo, gli impressionisti rivoluzionano il mondo dell'arte. Puntando il dito contro la pittura tradizionale e la tecnica del chiaroscuro, legata a una resa artificiosa all'interno degli atelier, scelgono di dipingere en plein air, alla luce del sole, dove i contrasti sono nitidi, le tinte brillanti e le ombre non sono mai nere ma riflettono il colore dagli oggetti circostanti. Il loro obiettivo è scolpire con la luce l'attimo impermanente di una visione che muta di continuo, anche solo per il passaggio di una nuvola o per un soffio di vento e fissarla in fretta, mescolando i colori direttamente sulla tela e stendendoli con piccoli tocchi, senza curarsi dei dettagli ma dell'effetto complessivo.

Un effetto che restituisce scientificamente l'impressione di ciò che davvero vedono i nostri occhi, esplorando territori a cui la nascente fotografia non era in grado di arrivare.

 

Impression, soleil levant, Claude Monet

 

4. Simbolismo

Un occhio del tutto diverso è quello con cui i pittori simbolisti guardano al reale, con l'obiettivo di scendere oltre le apparenze visibili in cerca di un contenuto simbolico, occulto e spirituale. Uno dei precursori è Gustave Moreau, con le sue immagini mistiche e sensuali a tema mitologico e biblico, ma già simbolisti sono anche i lavori di Dante Gabriel Rossetti, membro di quel sodalizio di artisti inglesi denominato Confraternita preraffaellita, che idealizza la purezza di un'arte mitica prima di Raffaello. Visionarie e profondamente oniriche, le opere di Odilon Redon sono l'emblema perfetto di questa corrente, in cerca di un punto d'incontro fra il mondo visibile e le occulte profondità dell'essere, al pari dei misteriosi scenari di Arnold Böcklin, fra cui spicca L'isola dei morti che, dipinta in ben cinque versioni, oltre ad affascinare Adolf Hitler, sarà fonte di ispirazione per molti decenni a venire. Le propaggini del sentire simbolista proseguono fino alla vigilia della Prima guerra mondiale, riecheggiano seppur marginalmente nei colori puri e nell'atemporalità dei dipinti di Paul Gauguin e, passando per i maestri italiani Giovanni Segantini e Gaetano Previati, giungono fino alla Secessione viennese, impregnando le sontuose visioni cariche di eros create da Gustav Klimt.

 

 

L’isola dei morti, Arnold Böcklin

 

5. Fauvismo

Nel 1905 a Parigi un gruppo di giovani pittori espone al Salon d’Automne, scioccando pubblico e critici con i loro effetti cromatici dissonanti, che non hanno nulla di naturale. Ed è proprio un critico francese a definire dispregiativamente il loro potente uso del colore come opera di belve feroci, fauves.

I protagonisti di quella questa corrente inseguono la purezza delle tinte luminose che accendevano le vetrate delle cattedrali, assimilano i cromatismi di Van Gogh e di Gauguin, consentono ai colori puri di esistere semplicemente sulle tele, semplificando le forme ed eliminando le ombre, la prospettiva e il chiaroscuro, con lo scopo di risvegliare un'esperienza del tutto soggettiva, che per molti versi è già espressionista.

Nato dalle ricerche cromatiche condotte da André Derain e Maurice de Vlaminck nel loro studio parigino, con il fondamentale apporto di Henry Matisse, artista raffinato e dotato di grande sensibilità decorativa, il movimento avrà vita breve e dopo solo un paio d'anni tutti i protagonisti finiranno per proseguire le loro carriere ciascuno nella propria direzione.

 

Ritratto di André Derain, Herni Matisse

 

6. Espressionismo

Sulla scia dei Fauves, ma anche assimilando la lezione di Van Gogh e quella ancora più estrema di Edward Munch, che trasfiguravano la visione a seconda delle proprie emozioni, vengono a formarsi diversi gruppi di avanguardia che pongono l'accento sulla visione soggettiva. Sotto l'etichetta generica di espressionismo, coniata in contrapposizione alla visione oggettiva dell'impressionismo, si annovera una schiera di visionari, i quali accendono le loro opere di forme e colori che nulla hanno di naturalistico, ma che vibrano con tutta la potenza dei moti dell'animo.

I principali movimenti espressionisti sono Die Brücke (Il ponte), nato a Dresda nel 1905, che unisce personalità come Emil Nolde ed Ernst Ludwig Kirchner e Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), formato a Monaco nel 1911 fra gli altri da Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Franz Marc, August Macke, la cui ricerca si indirizza verso una spiritualità dell'arte e uno studio psicologico del colore. Le visioni distorte dell'arte espressionista riecheggiano anche in ambiente viennese, nelle controverse opere di Oscar Kokoschka, e in certi tratti crudi di Egon Schiele.

 

Sole tropicale, Emil Nolde

 

7. Cubismo

Il cubismo è figlio diretto delle solitarie ricerche di Cézanne  sul problema della visione e nasce dalla fascinazione di Pablo Picasso e Georges Braque per una retrospettiva dedicata nel 1907 al grande maestro subito dopo la sua scomparsa.

La rappresentazione cezanniana del reale per mezzo dei solidi geometrici fondamentali combinati con la luce naturale degli impressionisti poneva il problema di rendere la molteplicità del punto di vista.

Sempre del 1907 è il dipinto di Picasso Les demoiselles d’Avignon, e quelle immagini frammentate di donne, simili a geometrie scomposte, dai volti che richiamano le maschere africane diviene il primo manifesto del cubismo. Siamo ormai distanti anni luce dalla visione monoculare della prospettiva e di lì a poco il cosiddetto cubismo analitico esploderà l'immagine in una moltitudine di piani diversi, per comprendere tutti i possibili punti di vista, incluso ciò che della realtà l'osservatore conosce a livello mentale.

Nell'ultima fase del movimento, chiamata cubismo sintetico, con l'apporto di Juan Gris le opere si arricchiscono con lettere dell'alfabeto, stencil e collage, per restituire le sembianze del reale a partire da forme geometriche astratte.

 

Les Demoiselles d’Avignon, Pablo Picasso

 

8. Futurismo

"La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità", dichiara Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo, pubblicato per la prima volta nel 1909.

E questo è il punto focale di un gruppo di artisti italiani che decidono di rompere con il passato e, influenzati dalla civiltà tecnologica e dai nuovi sviluppi della locomozione, perseguono un obiettivo stilistico definito dinamismo universale, ovvero movimento, velocità, tecnologia, azione, sfida, violenza. Una nuova forma estetica all’insegna della modernità, cui aderiscono artisti come Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Gino Severini e l’architetto Antonio Sant’Elia.

La Prima guerra mondiale, invocata dai futuristi come “sola igiene del mondo” e la concomitante morte di Boccioni e Sant'Elia mutano il volto del movimento.

La fase politicamente impegnata e la vicinanza col fascismo della prima ora finisce per oscurare la reputazione di molti artisti.

La fine del futurismo si può datare al 1944 con la morte di Marinetti, anche se il movimento finirà comunque per lasciare un forte strascico nell'arte europea dei decenni seguenti.
 

La città che sale, Umberto Boccioni

 

9. Astrattismo

Con il termine di arte astratta si intendono modalità di espressione non rappresentative, in cui, forme, colori, linee e tutti gli elementi costitutivi dell'immagine sono combinati senza alcun legame con la realtà esterna. A questo punto di svolta epocale si arriva per diverse strade. La prima è quella lirica e spiritualistica di Vasilij Kandinskij, che nel 1910 crea i primi acquerelli astratti, accompagnando le sue ricerche con indagini sulla simbologia dei colori e sul rapporto fra arte e musica. Percorso da cui muove anche Paul Klee, altro gigante dell'arte novecentesca.

Una via diversa si delinea in terra olandese con le ricerche di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, i quali con il neoplasticismo danno vita a un'arte astratta prettamente geometrica, composta da linee, forme bidimensionali e colori primari. Sempre geometrico è anche l'approccio di Kazimir Malevič, pioniere del suprematismo russo, le cui composizioni con quadrati bianchi e neri sono emblema di una pura, ascetica essenzialità.

 

Composizione VIII, V. Kandinskij

 

10. Surrealismo

Fu il poeta Andrè Breton, influenzato dalle teorie freudiane, a compilare nel 1924 il manifesto di una nuova avanguardia che si spinge oltre le soglie del visibile. Attingendo direttamente dall'inconscio, l'arte surrealista allenta i freni della ragione e lascia emergere contenuti apparentemente privi di ogni legame con il reale, provenienti dai meandri della psiche o dal territorio del sogno. Lo straniamento fissato sulle tele dei pittori della metafisica e il gusto per il nonsense dei dadaisti sono fra le premesse di questo movimento, che si muove alla ricerca di una totale libertà di espressione. Gli artisti che ne fanno parte si servono di varie tecniche, dal disegno automatico o anche a più mani, al collage, al frottage, al dripping e hanno in comune il fatto di servirsi dell'accostamento stridente e contraddittorio, talora dissacrante di oggetti e figure, in modo da generare appunto un effetto di surrealtà. Lo si ritrova nelle opere di Max Ernst, nelle riflessioni concettuali di René Magritte, negli scenari inquietanti di Salvador Dalì e nel cinema di Luis Bunuel, mentre i coloratissimi, ricchissimi universi di Joan Mirò possiedono una gaiezza che non appartiene a nessuno degli altri protagonisti.


 

The Son of Man, René Magritte

 

Immagine di copertina: Starry Night Over The Rhone , Vincent Van Gogh

Scritto da Chiara Montani 

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