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Nuovi trend si fanno vedere… e le nuove tecnologie hanno cambiato radicalmente l’attuale Mondo dell’Arte.

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Mondo dell’Arte 3.0? Gallerie online? Arte digitale?

Ormai non è più una previsione di un futuro lontano, ne un bilancio delle ipotetiche conseguenze che possono avere le nuove tecnologie, internet e i social network sul mondo dell’arte, sul mercato di opere d’arte, su artisti, collezionisti o gallerie…

È la realtà (più o meno) tangibile in cui viviamo: il ‘New Normal’, la nuova normalità.

Panorama: Società & Mondo dell’Arte 3.0

Se ci guardiamo attorno, non esiste un solo ambito delle nostre vite che non sia ormai fortemente influenzato dal digitale, dal web e dalle tecnologie sempre più all’avanguardia. Il lavoro, il tempo libero, gli impegni quotidiani, dal fare la spesa allo shopping, dal modernizzare l’arredamento delle nostre case fino allo stringere e mantenere i contatti sociali condividendo le nostre vite private: tutto avviene (o può avvienire) online.

 

n.d., Recreation of Andy Warhol’s Amiga 1000 displaying a digital self-portrait, n.d., Courtesy of the Warhol Museum and Artnet.com

 

Nel mondo dell’arte troviamo riflessa la stessa tendenza. La produzione, la diffusione, la compravendita e la promozione… ormai tutto si svolge nel mondo digitale e sicuramente i tragici eventi dello scorso anno, gli effetti che la pandemia ha portato con sé, le sue chiusure, restrizioni, rinvii e difficoltà economiche, hanno accelerato una transizione già in atto.

Nel 2019 il mercato dell’arte era stato fortemente contrassegnato da una trasformazione digitale. Si ebbe infatti un ribasso del 5% e praticamente il 50% dei collezionisti cambiò rotta, scegliendo le innovative opportunità offerte del digitale.

La vera situazione prima della pandemia

In un report pubblicato dall'associazione belga Kunstenpunt nel 2018, è stata analizzata la situazione economica e lavorativa degli artisti emergenti, evidenziando l’insostenibilità del mondo dell’arte, soprattutto di quella contemporanea.

Prima della pandemia, in Italia la maggior parte degli artisti emergenti non guadagnava a sufficienza, finendo al di sotto di quella definita come "la soglia di povertà". Più precisamente, secondo i dati raccolti in una ricerca del 2019, condotta da parte di AWI (Art Workers Italia) in collaborazione con Acta (l’associazione dei freelance), dedicata al settore dell’arte contemporanea in Italia, il 48,9% degli art workers aveva un reddito ben inferiore alla tale soglia.

 

Prudence Cuming Associates, Damien Hirst’s New Work ‘Fruitful and Forever’ – Charity Editions of Save the Children, Courtesy of the artist ©Damien Hirst and Science Ltd., DACS 2020

 

Come sottolineato anche da Alessandra Saviotti di AWI, nel report ‘Voices of Europe’ (2019), lo stato e condizioni di lavoro degli artisti devono essere riconosciute come un impiego a tutti gli effetti e per questo devono essere protette e tutelate. Nel report viene sottolineata la mancanza di riconoscimento dell’importanza del lavoro svolto degli artisti, in quanto lavoro, delle disparità e dell’ingiusta distribuzione delle risorse che non ricompensa gli artisti. Tutto questo nonostante il loro ruolo riconosciuto come fondamentale.

Oltre alla insostenibilità del mondo dell’arte che conosciamo, per artisti e art workers è diventato essenziale riuscire ad accumulare esperienze internazionali, connesse ad altre realtà, che sono però inevitabilmente difficili e costose. 

Mercato dell’Arte Digitale: Transizioni Accelerate e Cambiamenti in Slow-mo

Se all’alba del 2020 la situazione era dunque instabile e nessuno era pronto per una epidemia globale, questa ha però sicuramente accelerato le nuove tendenze che si erano debolmente intraviste nel 2019, provocando un capovolgimento del sistema dell'arte.

Il report pubblicato da Art Basel e UBS a marzo 2021 fornisce un resoconto molto utile per capire i trend del 2020. Il ‘conto finale’ è quello di un anno instabile con numerose perdite, ferito e segnato dai disastri portati dal COVID-19, ma anche di un mondo dell’arte che ha dovuto riassettarsi, scosso dalla pandemia globale.

Nel report viene sottolineato il disastroso calo delle vendite di opere d’arte, antiques, ma non solo. Infatti, nel 2020 il mercato globale ha visto un declino del 22%, dato preoccupante anche vista la situazione dell’anno precedente - come anticipato, nel 2019 le vendite erano diminuite del 5% - con un crollo di $3,3 miliardi.

 

Cinthia Sifa Mulanga, Drops on your Garments, 2021, Courtesy of African Arty ©2021, African Arty

 

D’altro canto però, nonostante il declino generale del mercato, il 2020 registra anche un notevole aumento delle vendite online. Già in aumento negli anni precedenti, questo dato è sinonimo di un cambio di direzione. È come se la pandemia avesse accelerato le trasformazioni che apparivano solo all’orizzonte nel mondo pre-pandemia.

A fronte di grossissime perdite legate a fiere, aste e mostre rimandate a date da definirsi o cancellate, e ai tanti (troppi) professionisti in situazioni lavorative precarie e instabili, l’insorgere di nuove tecnologie ha creato realtà alternative a prova di pandemia, di restrizioni e quarantene.

Secondo il rapporto Hiscox 2020, le vendite all’asta online sono aumentate dal 2019. Art Basel e UBS confermano: nella prima metà del 2020 le vendite online rappresentano il 37% delle vendite totali, 10% in più rispetto all’anno precedente.

Alla luce di tutto quello che è avvenuto lo scorso anno, bisogna considerare che la maggior fortuna dell’era digitale è forse proprio la sua versatilità. Il mondo dell’arte, grazie al digitale, ha dimostrato resilienza e flessibilità, usando diversi strumenti e sapendosi reinventare. È stata una risorsa inestimabile in tempi di crisi.

Inutile negarlo quindi, il digitale, grazie soprattutto al Covid, è entrato una volta per tutte a far parte della vita di tutti giorni, e anche il mondo dell’arte ne è riemerso ringiovanito, non più fossilizzato.

 

Andy Warhol, Untitled (Self-Portrait), ca. 1985 (minted as a NFT in 2021), Courtesy of Artnet.com ©The Andy Warhol Foundation

 

Prime promotrici di questi nuovi impulsi sono proprio le generazioni più giovani, nate e cresciute nell’epoca digitale, le prime ad adattarsi e a sfruttare al massimo questi nuovi strumenti, dalle piattaforme digitali (come Kooness.com) ai nuovi servizi offerti dalle gallerie e case d’asta che hanno ampliato il loro profili digitali. In questo nuovo contesto, gli under-35 sono sempre più influenti, in prima linea anche nel mercato dell’arte. Tanto è vero che i collezionisti ‘millennial’ sono i ‘creatori di tendenze’ da tenere d’occhio. 

Visite virtuali, App e Piattaforme

Oltre ad aver introdotto server per digitalizzare la catalogazione e promuovere attività, mostre e opere attraverso siti web, tra le innovazioni più diffuse ci sono le visite virtuali. Le gallerie presentano realtà virtuali, spazi curati da navigare dove si possono vedere e ammirare, da uno schermo, le opere.

Sono uno strumento interessante che assieme alle piattaforme, siti di vendita online e social media hanno rappresentato un importante strumento per i giovani collezionisti. Difatti, il 30% dei giovani collezionisti ha confermato di aver usato queste nuove tecnologie, per una spesa totale di oltre $1 milione, secondo i dati di Art Basel and UBS.

A questo si aggiungono gli altri innumerevoli canali che creano connessioni, network e quel senso di ‘art community’ che ampliano l’aspetto ‘sociale’ del digitale.

La piattaforma Kooness.com, che ha visto un incremento notevole negli scorsi anni in termini di utenze, è un trampolino. Rete e mercato allo stesso tempo, funziona come uno spazio virtuale che collega gallerie, artisti, collezionisti a un pubblico più vasto.

Come Kooness.com, molti hanno cominciato a sviluppare delle applicazioni apposite per rendere l’acquisto più facile e la fruizione più accessibile. Un altro esempio è Fair Art Fair, promosso da una galleria e residenza artistica a Londra, Unit 1 Gallery|Workshop.

Oltre alle piattaforme digitali e le applicazioni per smartphone, i Social rappresentano un punto di riferimento non indifferente. Questi sono diventati mezzi indispensabili sia per gli artisti che per i collezionisti, che li utilizzano come portfolio digitale e come una fonte sicura di networking.

I Collezionisti ‘Millennials’ e come stanno dando forma al Nuovo Mondo dell’Arte Digitale

Nonostante tutto, nel 2020, il 66% dei collezionisti ha dimostrato un rinnovato interesse e nel 2021 la spesa media è effettivamente aumentata del 42% rispetto all’anno precedente. 

Non c’è solo stato uno spiccato interesse per il collezionismo, ma anche la stessa categoria dei collezionisti sta cambiando. Nel 2021 è stato registrato che i Millennials spendono tre volte in più dei Baby Boomers, nati nel dopo guerra, e dei Gen X, nati dalla fine degli anni 60 fino agli anni 80. 

Chi sono i Millennials? I Millennials, anche detti Gen Y, sono tutte le persone nate dal 1985 al 1995. Sono i primi ‘digital natives’, cresciuti con la tecnologia.

Non è sorprendente, quindi, trovare questo gruppo alla guida nella transizione digitale. Non sono scoraggiati dalle restrizioni che spingono verso le nuove tecnologie, ma attratti dal ‘rischio’ e più intrinsecamente a loro agio con mezzi e piattaforme online.

È da notare che questo gruppo di giovani sotto ai 35 anni, è fresco e ha meno anni di esperienza. Secondo molti infatti - ma non tutti - è un target meno interessato ai riferimenti storici o culturali e alla storia dell’arte. Apparentemente meno introdotti nel mercato dell’arte, hanno gusti meno convenzionali rispetto ai collezionisti “tipo”. 

Come riportato in articolo della BBC, i Millennials vengono spesso visti come ‘pigri’, persone che invece di risparmiare per comprare case e investire sul futuro, preferiscono spendere i loro risparmi in avocado toast e in altri scopi dilettevoli. 

Nel report dello scorso anno, Hiscox ha osservato come i Millennials siano mossi da motivazioni molto diverse rispetto a quelle tradizionalmente associate alla compravendita di opere d’arte: motivazioni molto più profonde secondo un articolo della BBC.

Durante la pandemia, infatti, la ‘Compassionate Consumption’ - ovvero il ‘consumo compassionevole’ legato quindi a motivazioni morali, cause etiche o sociali - è aumentata. Seconda solo ai benefici emotivi, la ‘Compassionate Consumption’ ha superato le logiche di investimento: infatti il 76% di nuovi acquirenti e il 79% dei collezionisti di età inferiore ai 35 anni ha indicato di aver comprato opere d’arte per aiutare artisti e organizzazioni artistiche durante la pandemia. 

Seppure pigri e spendaccioni secondo alcuni, al momento di comprare opere d’arte online, i Millennials hanno un potere d’acquisto importante e si mostrano interessati a rinnovare e migliorare il mondo tramite le loro azioni, acquistando quadri online e opere d’arte con un particolare occhio di riguardo nei confronti di valori come la parità di genere, il contrasto delle disuguaglianze e la promozione della sostenibilità.

Secondo Art Basel e UBS, nel rapporto di metà anno pubblicato a settembre 2021, si è notato come le collezioniste donne non solo abbiano un budget di spesa superiore, ma siano anche di fondamentale importanza per aumentare la rappresentazione delle artiste di genere femminile. La percentuale, infatti, ha raggiunto il 42% nel 2021, partendo da un 37% nel 2019. 

 

Art Basel and UBS, Graph: Median Expenditure on Paintings and Digital Art by Generation ($ Thousand) - Mid-year Report 2021 (page 81), September 2021, Courtesy of Art Basel and UBS ©Arts Economics 2021

 

Inoltre, il 77% dei collezionisti intervistati ha ammesso di considerare la sostenibilità come valore importante al momento dell’acquisto delle opere online e nella gestione delle loro collezioni. Sempre più persone pensano alle conseguenze delle loro azioni nel mercato e nel mondo dell’arte, considerando l’effetto delle loro scelte sugli artisti e il pianeta, e avendo come valore guida la trasparenza.

 

Art Basel and UBS, Graph: Median Expenditure 2019 to H1 2021 by Male versus Female HNW Collectors ($ Thousand) - Mid-year Report 2021 (page 82), September 2021, Courtesy of Art Basel and UBS ©Arts Economics 2021

 

Social Media e Piattaforme che mettono gli Artisti al Centro del Mondo dell’Arte

Il sistema arte sta cambiando a passi sempre più veloci. Da una parte i nuovi collezionisti stanno dettando un ‘New Normal’ nel mondo dell’arte, dall'altra la pandemia ha dato uno sprint finale: il salto nel mondo del web è ormai irreversibile.

Il nuovo mondo dell’arte si sta adattando ai bisogni del mercato, dei nuovi collezionisti e delle dinamiche delle nuove piattaforme e tecnologie, con un evidente cambio di paradigma. Affianco alle app che si rivolgono soprattutto a gallerie, sono svariati anche i servizi digitali che danno potere direttamente agli artisti.

Non si può ignorare il ruolo sempre più centrale dei Social Media per quanto riguarda l’informazione. Le campagne social con le loro informazioni e immagini digitali, attraverso i tweet, post, stories, sono in grado di diffondere idee e opinioni a velocità imparagonabile, arrivando a tutti in maniera molto democratica. 

Se da una parte internet e tutti i nuovi strumenti digitali offrono nuove e grandi opportunità ai i collezionisti, gallerie e istituzioni, dall’altra sono un punto di svolta anche per gli artisti. Artisti che non si nascondo più dietro a gallerie o piattaforme ma curano la loro immagine in prima persona, emancipandosi e assumendosi maggiori responsabilità.

Primo tra tutti Instagram, una vera e propria galleria, aperta 24/7 accessibile ovunque e a chiunque, in cui gli artisti, in contrasto con il mondo dell’arte che conoscevamo prima, hanno un ruolo fondamentale.

 

Faith Ringgold, The Sunflowers Quilting Bee at Arles, 1991, Courtesy of the artist ©2021 Faith Ringgold

 

Riuscire a stare a galla nel mare infinito dei Social Media non è facile. È un lavoro a tempo pieno, che impiega tempo e risorse, ma che crea al contempo una rete sociale in cui gli artisti si possono scavalcare le barriere fisiche, creando dialoghi, scambiando idee e supportandosi vicendevolmente.

Un esempio è la campagna lanciata dall’artista Matthew Burrows, ‘ARTIST SUPORT PLEDGE’, che è diventato un movimento internazionale. Questa iniziativa è stata creata il 16 marzo 2020 per aiutare gli artisti sia economicamente che culturalmente, in risposta al lockdown, alle restrizioni e per resistere agli effetti devastanti del coronavirus. Grazie a Internet, e in particolare grazie ad Instagram, 'ARTIST SUPORT PLEDGE' ha messo in contatto comunità e artisti in tutto il mondo, uniti contro l’insostenibilità e le disuguaglianze che affliggono il mondo dell’arte.

Anche gli NFT, controversi ma sempre più diffusi, sono una novità introdotta dal web. L’artista americano Kevin McCoy e il suo collaborator Anil Dash (CEO di Glitch, e sostenitore delle tecnologie inclusive ed etiche) sono stati i primi ad utilizzare la tecnologia della ‘Blockchain’ per codificare le opere d’arte. Il loro scopo era fornire una prova dell’autenticità delle opere, rintracciabile alla vendita, facendo sì che gli artisti potessero guadagnare una percentuale anche sulla successiva rivendite delle opere.

Le opportunità del mondo dell’arte e del mercato digitale sono tante, soprattutto se si appellano a cause sociali per valori come l’uguaglianza, la pari opportunità e l’accessibilità, la sostenibilità e la trasparenza. 

Le piattaforme NFT, Mercato e i Social fanno buon uso e riconoscono le opportunità del digitale. Queste risorse con le opportunità che offrono, non sono più solo al centro delle discussioni che avvengono nel mondo dell'arte, ma sono l'obiettivo principale di azioni di tantissimi artisti, piattaforme e collezionisti. 

 
Anna Ridler & David Pfau, Bloemenveiling (NFT auction platform as an artwork), 2019, Courtesy of the artists.

 

Che aspetto ha il Nuovo Mondo Digitale nel post-coronavirus? 

Il mercato dell’arte e il conseguente mondo dell’arte emerso dal 2020 è diverso, nuovo e ibrido.  Combina il digitale con il materiale. Gallerie, case d’asta, collezionisti, curatori e artisti: ne siamo tutti affetti.

E’ un sistema che si è espanso, si è diversificato, diventando più vario e più ricco. Propone formati comunicativi nuovi, nuovi strumenti di promozione e vendita di arte e nuove opportunità per consumatori e artisti, digitali e non…

Seppur accessibile e internazionale rimane però, per tanti versi, controverso e complesso. Ricordiamoci infatti che il mondo digitale non è facile da capire, non è semplice e non risolve tutti i problemi. È più democratico sì, ma ha anche diversi limiti.

Dobbiamo chiederci continuamente quale sia il potenziale di questo nuovo mondo ibrido, di questo nuovo mondo dell’arte digitale, e come possiamo superare i limiti fisici, geografici e demografici impressi in secoli di disparità

Come possiamo colmare i vuoti, i buchi, attraverso l’acquisto di arte contemporanea?

Chi ha voce in capitolo? Chi si fa sentire? E chi invece rimane in silenzio fuori dai riflettori? 

Continuiamo a riflettere su come possiamo usare le nuove tecnologie adesso, i Social e le piattaforme di vendita al giorno d’oggi per sostenere, migliorare e rimediare a secoli di disuguaglianze e decenni in cui l’insostenibilità regnava nel mondo dell’arte – per gli artisti e per il pianeta in cui viviamo.

Come possiamo utilizzare le recenti tecnologie al meglio?
 

Immagine di copertina: Prudence Cuming Associates, Damien Hirst’s New Work ‘Fruitful and Forever’ – Charity Editions of Save the Children, Courtesy of the artist ©Damien Hirst and Science Ltd., DACS 2020

Scritto da Zoë Rivas Zanello.

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