Home Magazine Arte che fa rumore: quando la libertà espressiva diventa pietra dello scandalo

Non è solo prerogativa dell'arte contemporanea infrangere le convenzioni stabilite, creare scandalo e scatenare dibattiti. Numerose sono le creazioni del passato che hanno lasciato un impatto simile nella storia dell'arte. Esploreremo alcune delle opere più controverse del secolo scorso, analizzando la loro capacità di provocare e trasgredire, nonché l'impatto culturale e il ruolo che hanno avuto nello sviluppo dell'arte contemporanea.

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Un orinatoio di porcellana adagiato sul dorso che riportava la firma “R. Mutt 1917”. Marcel Duchamp lo presentò in forma anonima alla Society of Independent Artists di cui era membro e co-fondatore, con il titolo di Fountain. L'opera però venne esclusa dalla mostra inaugurale della Society. Duchamp se ne andò sbattendo la porta, senza forse immaginare che Fountain avrebbe ben presto cambiato la storia, inaugurando un dibattito che continua ancora ai giorni nostri sul concetto e significato di opera d'arte. Il pezzo non venne mai esposto in pubblico e andò successivamente perduto. Le numerose riproduzioni esposte nelle più prestigiose collezioni di tutto il mondo sono autorizzate e risalgono agli anni '60. Tutto ciò che rimane dell'originale è una fotografia scattata da Alfred Stieglitz, per The Blind Man, la rivista Dada fondata da Duchamp.

 

Piero Manzoni - Merda D'artista (1961) - panoramio - via Wikimedia Commons

Piero Manzoni - Merda d’Artista, 1961

“Se i collezionisti desiderano qualche cosa di intimo, veramente personale dell’artista, ecco a loro la merda”, così scriveva Piero Manzoni all'artista Ben Vautier nel 1961, due anni prima di morire. Proprio in quell'anno l'artista milanese sigillò 90 barattoli di latta, ognuno numerato, su cui pose un'etichetta stampata in diverse lingue: "Merda d'artista. Contenuto netto gr.30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961". Successivamente Manzoni ne vendette uno al poeta e critico Alberto Lùcia per un valore che corrispondeva esattamente al peso dei suoi escrementi: 30 grammi di oro 18 carati. Nessun possessore di "merda d'artista" ha mai verificato il contenuto del recipiente, in quanto il semplice atto di aprirlo lo renderebbe privo di valore commerciale, un’ulteriore provocazione legata a una delle opere più controverse nella storia dell'arte. I prezzi di oggi? Nel 2016, l'esemplare n.69 è stato battuto a Milano per 275.000 euro.

Andres Serrano - Piss Christ, 1987

L’opera in questione è una fotografia scattata nel 1987 dall'artista Andres Serrano che ritrae un piccolo crocifisso di plastica immerso in un bicchiere di vetro contenente la propria urina. Nel 1989 il pezzo vinse il premio Awards in the Visual Arts messo in palio dal Southeastern Center for Contemporary Art, un'istituzione artistica finanziata da fondi pubblici, scatenando le ire di due senatori repubblicani americani, Al D'Amato e Jesse Helms. I due, dopo aver accusato l'opera di volgarità e blasfemia, ritennero di portare il dibattito all'interno dell'aula Senato degli Stati Uniti. Ma la rabbia pubblica suscitata dall'opera di Serrano raggiunse il massimo livello durante una mostra del 2011 ad Avignone, dove, durante una manifestazione con più di mille persone, quattro giovani fondamentalisti cattolici infransero il vetro protettivo e vandalizzarono irrimediabilmente la foto. Nonostante le inevitabili polemiche suscitate in questi anni, Piss Christ si trova ora nella classifica delle 100 fotografie più influenti di tutti i tempi secondo Time Magazine.

Marc Quinn - Self, 1991

Per creare Self, l'autore si è auto-prelevato in più sessioni circa 5 litri di sangue, riversandolo all'interno di un calco che riproduce fedelmente la sua testa. Successivamente lo stampo è stato montato in un cubo di plexiglass riempito di silicone ghiacciato, consentendo al plasma di rimanere congelato a una temperatura di -18°C e mantenersi così allo stato solido. In un'intervista Quinn ha sostenuto che Self "è fatto dalla mia stessa sostanza e quindi la considero come la più pura forma di scultura per scolpire il proprio corpo dal proprio corpo." Questo autoritratto fa parte di una serie non ancora terminata, dal momento che l'artista, seguendo la stessa procedura, si "auto-ritrae" ogni 5 anni utilizzando un calco aggiornato del suo viso. In questo modo Quinn dichiara di rappresentare lo scorrere del tempo e del sé mutevole dell'artista, affrontando il significato della transitorietà della vita. Nel frattempo lo scultore ha rivelato la sua intenzione di donare il proprio sangue anche in punto di morte: un ultimo atto necessario per tramandare ai posteri la sua ultima scultura.

Ai Weiwei - Dropping a Han Dynasty Urn, 1995

L'opera cattura tre fotogrammi che ritraggono Ai Weiwei mentre lascia cadere un'urna cerimoniale antica di 2000 anni, un manufatto dal notevole valore non solo economico ma anche simbolico e culturale, che si frantuma i suoi piedi. Di fronte all'indignazione di chi avevano definito la performance un atto di profanazione, il controverso artista cinese ha risposto provocatoriamente: "Il presidente Mao ci diceva che possiamo costruire un nuovo mondo solo se distruggiamo quello vecchio", parodiando in questo modo la politica messa in atto dalla rivoluzione cinese nel ripudiare la sua antica cultura. La performance ha sollevato molto clamore e tuttora si continua a discutere fra l'altro sulla reale autenticità dell'urna, quasi a voler scongiurare il pensiero dell’avvenuta distruzione di un manufatto così raro. Certo è che le emozioni suscitate da Dropping a Han Dynasty Urn continuano a conferire al trittico grande potere di suggestione e un fascino rimasto intatto fino a oggi.

Tracey Emin - My Bed, 1998

Quando My Bed fu esposto per la prima volta nel 1999 alla Tate Britain per concorrere al Turner Prize, creò grande scalpore, attirando moltissimi visitatori. Le reazioni di critica e pubblico non si fecero attendere: alcuni si mostrarono disgustati e profondamente critici nei confronti dell'installazione, altri profondamente colpiti dall'approccio coraggioso dell'autrice. L'opera, dallo spiccato carattere anti-estetico, ha contribuito a proiettare Tracy Emin tra i più controversi e celebrati artisti britannici del 21° secolo. My Bed è la rappresentazione di un periodo della vita di Emin nel quale l'artista è rimasta costretta a letto da una depressione. L'installazione mostra un giaciglio sgualcito, insieme a vari oggetti come bottiglie di vodka, pacchetti di sigarette, fazzoletti sporchi, preservativi usati, detriti di varia natura, a simboleggiare uno stato di totale decadimento psichico e materiale. My Bed rimane una rappresentazione molto personale della vulnerabilità dell'uomo, una sorta di autoritratto nel quale molti spettatori hanno riconosciuto alcune delle loro personali esperienze dolorose, suscitando così, oltre a reazioni sdegnate, anche risposte calorose e personali. My Bed, ritenuta da alcuni critici come una tra le più importanti opere d’arte britanniche del ventesimo secolo, è stata venduta all’asta da Christie’s nel 2014 per 3 milioni di euro.

A cura della redazione di Kooness

Immagine di copertina: Marcel Duchamp - 1917 - Fountain, photograph by Alfred Stieglitz - via Wikimedia Commons

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