Home Magazine The Currency l'ultimo “rovente” progetto di Damien Hirst

È l'artista britannico più ricco del suo paese con un patrimonio che nel 2020 è stato valutato 315 milioni di sterline. Le sue opere provocatorie come lo squalo tigre conservato in un enorme contenitore di formaldeide o il teschio di platino tempestato di 8.601 diamanti hanno suscitato grande scalpore, sfidando i canoni classici della creazione artistica. Ma come egli stesso sostiene, il suo ultimo progetto The Currency "è di gran lunga il più eccitante a cui abbia mai lavorato”. Damien Hirst non poteva certo sottrarsi alla nuova sfida che arriva dal mondo NFT e l'ha affrontata, come sempre, a modo suo...

 

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The Currency: il progetto

The Currency è un progetto avviato nel 2016, una raccolta di 10.000 NFT che corrispondono ad altrettante opere d'arte fisiche conservate al sicuro in un caveau nel Regno Unito. Per questa serie Hirst ha attinto a una delle sue creazioni più iconiche, quegli Spot Paintings che ottennero grande popolarità nella seconda metà degli anni'80, riconoscibili per le particelle colorate disposte in vari formati e combinazioni. La serie nel frattempo ha subito molte variazioni e nel 2016 Hirst ha introdotto delle regole che hanno portato a un'evoluzione di questi lavori. Ogni opera viene creata a mano, è numerata, ha un proprio titolo generato applicando il machine learning ad alcune strofe delle canzoni preferite dall’artista, è timbrata con il logo Hirst ed è firmata sul retro. Ulteriori elementi in aggiunta attestanti il grado di autenticità comprendono una filigrana, un ologramma e un micropunto - un testo o un'immagine ridotti a dimensioni infinitesimali - raffiguranti il volto dell'artista. Inoltre su nessuna di queste opere un colore viene ripetuto due volte. All'interno di questo progetto viene utilizzato un algoritmo di apprendimento automatico che, scansionando ogni pezzo, analizza anche il più piccolo particolare e identifica i diversi elementi di ciascun lavoro, dalla quantità delle gocce alla trama della vernice, per classificare l'opera come una combinazione di caratteristiche uniche. Ogni pezzo di The Currency riporta quindi, analogamente ad altre forme di valuta, misure di anti-contraffazione tali da garantire l'autenticità dell'opera fisica e dell'NFT digitale il quale, come segnala HENI - la società di tecnologia specializzata nel mercato dell'arte che ha gestito le vendite della serie la scorsa estate - è coniato sulla blockchain Palm e tracciato in ogni suo movimento.

 

Damien Hirst, Proctolin - with Bronze Glitter, 2008. Courtesy of Baldwin Projects
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The Currency: la vendita

I 10.000 NFT sono stati lanciati sul mercato nel luglio dello scorso anno al prezzo di 2000 $ ciascuno. Nel primo mese di apertura le vendite The Currency hanno generato la straordinaria cifra di 47 milioni di dollari, ma nei successivi 11 mesi, condizionato in larga parte anche dal crollo di quest'inverno del mercato degli NFT, il volume degli scambi è sensibilmente calato. Nel giugno 2022 sono state infatti vendute solo 170 opere per un ricavo di 1,4 milioni di dollari, cifra ben al di sotto delle aspettative. In totale, il progetto di Hirst è valso circa 89 milioni di dollari.

 

The Currency: la scelta

I compratori, una volta acquistata l'opera, hanno avuto a disposizione un anno di tempo per decidere se tenere l'NFT o scambiarlo con il corrispondente quadro originale. Lo scambio, definito "un processo a senso unico", era però vincolato a una regola inderogabile e cioè che il nuovo possessore non avrebbe potuto conservare entrambi i "formati". La copia non scelta, digitale oppure fisica, sarebbe infatti stata distrutta. In vista della scadenza i possessori delle opere di The Currency si sono quindi trovati di fronte all'arduo dilemma di cosa scegliere tra le due diverse opzioni. Ebbene, alle 15:00, ora legale britannica del 27 luglio, è arrivato il responso. Damien Hirst alle 16:42 dello stesso giorno postava i risultati con questo messaggio dal proprio account Twitter: “L'anno è finito, boom 💥 è stato veloce! e tutti noi abbiamo dovuto decidere: NFT o fisico? I numeri finali sono: 5.149 fisici e 4.851 NFT (il che significa che dovrò bruciare 4.851 tender fisici corrispondenti)”. Il tweet era accompagnato da una foto che lo ritraeva prostrato su scatole d'archivio contenenti probabilmente le opere da bruciare. L'artista in un thread successivo ha annunciato di aver conservato per sé 1000 NFT in modo da condividere così la medesima scelta che gli acquirenti dei suoi lavori hanno dovuto affrontare. Una decisione personale certo più tribolata: scambiare o distruggere le proprie opere? La risposta è arrivata sempre su Twitter: "alla fine ho deciso che dovevo mantenere tutte le mie 1000 valute come NFT, altrimenti non sarebbe stata una vera e propria avventura per me", ha scritto testualmente Hirst, “ho deciso che dovevo mostrare il mio supporto e la mia fiducia al 100% nel mondo NFT (anche se ciò significa che dovrò distruggere le corrispondenti 1000 opere d'arte fisiche)".

 

 

Damien Hirst, Norcamphor, 2011. Courtesy of Baldwin Projects

 

The Currency: l'atto finale 

Proprio a partire dal mese di settembre di quest'anno Damien Hirst e HENI collaboreranno all'allestimento di una mostra anch’essa intitolata The Currency presso la Newport Street Gallery di Londra, dove sarà possibile ammirare le opere prima che vengano definitivamente distrutte. “Le opere d'arte verranno bruciate a un'ora specifica ogni giorno nel corso dell’evento. Le tempistiche saranno pubblicizzate in anticipo", si legge in una dichiarazione dell'artista. L'atto finale culminerà con un imponente evento di chiusura organizzato dalla stessa galleria in ottobre quando su un'enorme pira andranno in fumo le restanti opere sacrificate dal popolo digitale alla presenza dello stesso Hirst.

 

The Currency: la sfida al concetto di valore attraverso il denaro e l'arte

Astuta e provocatoria operazione commerciale o importante crocevia nel linguaggio estetico dell'arte in piena era Web3? Come spesso capita, davanti all'ennesima provocazione di Hirst la domanda si pone per molti. Se Andy Wharol sosteneva che "la business art è il passo che viene dopo l'arte” e che “essere bravi negli affari è il tipo di arte più affascinante”, Julian Stallabrass, docente di storia dell'arte al Courtauld Institute di Londra, afferma che Damien Hirst "è il perfetto artista neoliberista meritocratico, per il quale non c'è contraddizione tra essere tutto incentrato sul denaro e attenersi alle tradizionali nozioni di genio". Certo è che l'artista ha iniziato questo progetto con grande entusiasmo dicendosi "impressionato dalla comunità online che circonda gli NFT ed entusiasta di assistere al suo futuro sviluppo". Sempre in quel fatidico 27 luglio Hirst scriveva su Twitter "non ho idea di cosa riserverà il futuro, se gli NFT o le opere fisiche avranno più o meno valore. Ma questa è arte! il divertimento, parte del viaggio e forse punto dell'intero progetto. Anche dopo un anno, sento che il viaggio è appena iniziato".

 

Damien Hirst, Cineole, 2004. Courtesy of Baldwin Projects

 

 

Cover image: Damien Hirst, Plaza, 2018. Courtesy of Baldwin Projects

Written by: redazione di Kooness

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