Home Magazine Il giro del mondo in 5 Banksy

È considerato uno dei maggiori esponenti della Street Art ed è avvolto da un alone di mistero che lo ha reso un vero e proprio mito, fino a farlo diventare nel 2010 una delle 100 persone più influenti al mondo nella classifica redatta dalla rivista statunitense Time. I suoi lavori iconici prendono di mira i paradossi della società occidentale tratteggiandoli con un linguaggio geniale e carico di humour.  Intanto Banksy continua ad essere un enigma, nessuno conosce il suo volto né dove vive e soprattutto quando e dove riapparirà con il suo prossimo lavoro. Scopriamolo con un tour che attraversa cinque città e altrettanti murales, scelti fra i più celebri della sua produzione.

 

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Bristol

 

Banksy, Well Hung Lover, 2006. Courtesy of John Jones

 

Partiamo da Bristol, luogo d'origine di Banksy, dove ha mosso i suoi primi passi da artista. La città, meta di fan del nostro street artist, è oggi molto impegnata nella conservazione delle sue opere, anche se in passato i messaggi politici e sociali in esse contenuti non hanno mancato di suscitare vivaci discussioni. È il caso di Well Hung Lover. Dipinto sul lato di un edificio che ospitava ai tempi una clinica di salute sessuale, lo stencil raffigura un uomo nudo appeso per un braccio al davanzale di una finestra, dalla quale un marito geloso si affaccia accanto alla moglie fedifraga in cerca del presunto amante. Il consiglio comunale, inizialmente contrario all'opera, promosse un sondaggio online e il 97% dei residenti si espresse in favore del suo mantenimento, inaugurando così il primo murale di street art legale nel Regno Unito.

 

Londra

 

Banksy, Girl with Balloon, 2002. Courtesy of Dominic Robinson

 

La capitale inglese è uno dei luoghi dove è più probabile riuscire a imbattersi in Banksy originali. Delle tante opere londinesi ne citiamo una in particolare, apparsa nel 2002 lungo le scale del Waterloo Bridge. Si tratta di Girl with balloon, uno dei lavori più noti del writer britannico. Il soggetto mostra una bambina che perde il suo palloncino rosso a forma di cuore. Per alcuni l'opera simboleggia la perdita dell'innocenza, per altri esprime un simbolo di speranza rappresentato dal volo del palloncino. Questo soggetto è stato riproposto in varie campagne sociali, anche durante il conflitto in Siria del 2014. Nel video #WithSyria la Balloon Girl si libra nel cielo osservando dall'alto gli orrori della guerra e viene raggiunta da altri bambini appesi ai loro palloncini rossi, che si moltiplicano all'infinito. A questo lavoro hanno collaborato l'attore Idris Elba (sua la voce fuori campo) e la rock band Elbow, che per l'occasione ha composto un commovente brano per la colonna sonora.

 

Parigi

 

Banksy, Red Horseman, 2018. Courtesy of Artland

 

Blek le Rat, considerato il padre della Stencil Art, ha realizzato a Parigi numerosi interventi nel corso degli anni ottanta collaborando con diversi altri artisti. Banksy è stato molto influenzato da questo Street Artist francese e non c'è quindi da stupirsi se la Ville Lumière sia stata per lui una città ideale dove esprimere appieno la propria arte. È il 2018 l'anno più prolifico per quanto riguarda le realizzazioni parigine di Banksy. Degli otto lavori rivendicati dall'autore sul suo canale ufficiale Instagram, l'unico oggi ancora ben conservato è un murale che si trova in Avenue de Flandres, dove l'artista ha rivisitato un'opera di Jacques Louis David realizzata tra il 1800 ed il 1803. Il dipinto ritrae Napoleone che attraversa le Alpi intitolato Bonaparte Franchissant le Grand-Saint-Bernard. Nella versione di Banksy, conosciuta anche come Red Horseman, la postura del cavallo e del suo cavaliere sono trionfanti come nel dipinto di David, ma il mantello rosso diventa qui un velo che avvolge completamente il condottiero nascondendogli il viso e occultandogli la vista. Quando l'opera è apparsa, si sono subito moltiplicate le interpretazioni. Molti vi hanno colto un'allusione alla questione dei migranti, gestita a quel tempo dal governo Macron con una politica criticata da più parti, che andava dalla proibizione di indossare il niqab in territorio francese ai drastici respingimenti alla frontiera transalpina. Una visione che in molti e forse anche Banksy hanno appunto definito “cieca”.

 

New York

 

Banksy, Hammer Boy, 2013. Courtesy of Monica Herrera

 

Anche New York vanta una grande tradizione nel campo della Street Art. Nel 2013, durante un suo viaggio nella Grande Mela, Banksy vi realizzò ben 31 opere, che andarono a costituire una sorta di personale all'aria aperta intitolata Better Out Than In. Il progetto prevedeva l'organizzazione quotidiana di una gigantesca caccia al tesoro alla ricerca dei suoi lavori tra le vie di New York. Per tutto il mese di ottobre, tramite i canali social dell’artista, ogni giorno veniva fornito un indizio che dava il via alla frenetica ricerca, coinvolgendo l'intera città al grido di “Fuori è dove l'arte dovrebbe vivere: in mezzo a noi”. Uno di questi lavori mostra la sagoma nera di un ragazzino con in mano un martello nell'atto di colpire un vero idrante, riproducendo un popolare gioco di carnevale dal nome high striker, un test di forza utilizzata nei parchi di divertimento. L'opera, dal titolo Hammer boy, è un esempio di come il genio di Banksy riesca sempre a incorporare banali oggetti urbani nobilitandoli nei suoi lavori ed elevandoli a forme d'arte. Si trova sulla 79th Street nell'Upper West Side di Manhattan, sul muro di un negozio che la proprietaria si è poi impegnata a proteggere con un pannello di plexiglass e che è diventato, come molti altri graffiti di Banksy, meta di turisti e appassionati visitatori.

 

Betlemme

 

Banksy, Pillow Fight, 2017. Courtesy Heidi Levine/SIPA/REX/Shutterstock

 

Il territorio palestinese è particolarmente caro allo Street Artist inglese. Qui Banksy è tornato più volte e alcuni dei suoi graffiti più significativi sono stati realizzati proprio nei territori della Cisgiordania. Ma è nel marzo 2017 che riappare con quello che è forse il suo progetto più provocatorio per riportare la situazione palestinese sotto i riflettori dell'opinione pubblica. Progetta infatti un hotel, di sua proprietà, la cui vista è ironicamente definita la più brutta al mondo, dal momento che si affaccia sul muro di Gaza. L'hotel oltre ad ospitare un museo, una galleria d'arte, un bookshop e un negozio di articoli da regalo, offre la possibilità di soggiornare in nove camere curate nei minimi dettagli e personalizzate dallo stesso Banksy insieme a Sami Musa e Dominique Petrin. In una di queste, nota come Banksy's Room gli ospiti possono dormire sotto una geniale e graffiante opera, Pillow fight, che mostra un poliziotto di frontiera israeliano impegnato in un combattimento di cuscini con un palestinese. Il sito dell'hotel presentando le proprie camere cita testualmente che "se soggiorni al Walled Off potresti ritrovarti letteralmente a dormire all'interno di un'opera d'arte", ma il vero obiettivo è quello di dare la possibilità all'ospite di passare una notte sotto il muro e provare lo stesso senso di oppressione di un popolo condannato a vivere un dramma che da anni non trova ancora soluzione.

 

Immagine di copertina: Soldier and girl, Banksy. Courtesy of Sebastian Piedoux

A cura della redazione di Kooness

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