Home Artisti Giulio Turcato

Kooness

Giulio Turcato

1912 - 1995
Mantua, Italy

3 Opere in mostra

Rappresentato da

Opere di Giulio Turcato

Untitled

1980

Stampe , Stampa serigrafica

50.04 x 70.1cm

560,00 €

senza titolo

1985

Stampe , Serigrafia , Stampa serigrafica

50 x 70 x 0.1cm

140,00 €

Ruote

1985

Stampe , Serigrafia , Stampa serigrafica

46 x 46 x 0.1cm

140,00 €

Giulio Turcato nasce a Mantova il 16 marzo 1912. Nel 1920 si trasferisce con la famiglia a Venezia, dove occasionalmente segue l'Accademia o meglio la scuola del nudo, perché la famiglia gli si oppone sempre nella sua scelta artistica.

Nel 1934, durante il servizio militare a Palermo, sperimentò i primi sintomi di una malattia polmonare che avrebbe segnato gran parte della sua esistenza. Nello stesso anno è presente alla IV Mostra dell'Artigianato, all'interno del gruppo di artisti veneziani selezionati da ENPI. Nel 1937 si stabilisce a Milano dove, spesso ammalato, si reca in vari ospedali, riuscendo a creare prospettive architettoniche per l'architetto milanese Muzio, ad allestire la sua prima mostra personale e ad entrare in contatto con il Gruppo Corrente senza entrarvi .

Negli anni 1942-43 insegna disegno in una scuola di avviamento professionale a Portogruaro e debutta alla XXIII Biennale con l'opera Maternità. Attilio Podestà commenta: "Nel concorso per opere ispirate al momento presente, vale ancora la pena notare: la Maternità di Turcato, che si riferisce a Birolli". Di tanto in tanto si reca a Milano in compagnia di Emilio Vedova.

Nel 1943 arriva a Roma, dove partecipa alla IV Quadriennale e ad una mostra alla Galleria dello Zodiaco, insieme a Vedova, Donnini, Purificato, Leoncillo, Valenti e Scialoja. Nello stesso anno, un'altra mostra personale alla "Campana", e quindi l'inizio di un nuovo capitolo nella vita e nell'arte di Turcato: la sua partecipazione alla Resistenza, e dopo la Liberazione, il definitivo trasferimento in città. Da questo momento la sua attività artistica è strettamente legata all'impegno sociale e politico, culminato nella sua adesione al Partito Comunista Italiano.

Nel 1945 la casa editrice Sandron (Roma) spara il volume Interviste di frodo, in cui Marcello Venturosi, notando alcuni momenti della vita artistica romana, parla anche di Turcato, tracciandone un ritratto personale. Nello stesso anno entra a far parte della "Libera Associazione di Arti Figurative" e dell '"Art Club" di Prampolini e Jarema, contribuendo alla maggior parte delle iniziative espositive dell'associazione, in Italia e all'estero. In occasione di una mostra alla Galleria del Secolo di Roma, insieme a Corpora, Fazzini, Guttuso e Monachesi, firmò un Manifesto del Neocubismo, divulgato da "La Fiera Letteraria" nel 1947. Alla fine dell'anno si reca a Parigi con Accardi, Attardi, Consagra, Maugeri, Sanfilippo e Vespignani, rimanendo profondamente impressionato dall'opera di Magnelli, Picasso e Kandinkij.

Il 15 marzo 1947 firma a Roma il manifesto Forma con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Sanfilippo (con i quali frequenta lo studio di Guttuso in via Margutta), pubblicato ad aprile nel primo e unico numero della rivista "Forma ", dove compare anche il suo articolo Crisi della pittura. Nell'estate dello stesso anno partecipa alla prima mostra del “Nuovo Fronte delle Arti” alla Galleria Spiga: la mostra costituisce la sua adesione ufficiale al movimento. In ottobre espone con Consagra, Dorazio, Guerrini e Perilli all'Art club di Roma: la mostra è considerata l'uscita ufficiale di Forma. Con lo stesso gruppo e il critico Guglielmo Peyrce, a novembre, ha scritto il giornale murale Da Cagli a Cagli per protestare contro il testo di Antonello Trombadori pubblicato nel catalogo della mostra Corrado Cagli alla galleria La Palma di Roma.

Numerosi episodi caratterizzano il suo racconto biografico del 1948: viaggia a Milano e Venezia, in Polonia, e partecipa alla V Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia. Nel 1949 tiene numerose mostre personali a Milano, Roma e Torino e la sua pittura Rivolta (1948) entra a far parte della collezione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

Nel 1950 torna a Parigi, dove conosce Manassier, Pignon e Michel Seuphor. Con opere ispirate a tematiche sociali, partecipa alla Biennale di Venezia. L'anno successivo concorre al Premio Taranto e il suo Piccolo Porto entra a far parte delle collezioni del palazzo del Quirinale.
Nel 1952, con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Vedova, entra a far parte del “Gruppo degli Otto”, promosso da Lionello Venturi, con il quale espone alla Biennale di Venezia. Tiene una mostra personale alla Cassapanca di Roma (11 dipinti), accompagnata in catalogo da un testo di Enrico Prampolini. Partecipa a un collettivo dedicato al design itinerante negli Stati Uniti.

Divenne assistente alla Cattedra di Figura al Liceo Artistico di Roma nel 1953 e fece una personale al Naviglio di Milano e prese parte al dibattito sul tema dell'Arte Moderna e della Tradizione aperto sulle pagine di “Realismo” a febbraio. Torna alla XXVII Biennale di Venezia con un'intensa scrittura di Emilio Villa che compare su “Arti Visive”. Nel 1955 Carrieri parla di Turcato nel volume Avanguardia pittura e scultura in Italia. Espone alla Quadriennale Romana (la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma acquista il proprio reticolo).

Nel 1956 compie un viaggio in Estremo Oriente passando per Mosca per raggiungere la Cina, dove a giugno espone insieme a Sassu, Tettamanti, Zancanaro, Raffaello e Fabbri alla mostra Cinque pittori italiani in Cina. Durante il '57, l'interesse della critica per il suo lavoro è notevole e nel'58 la Biennale di Venezia ordina la propria sala, tra cui undici opere introdotte in catalogo da Palma Bucarelli.

Nel 1959 Giulio Carlo Argan e Nello Ponente considerano la sua opera in arte dopo il 1945 ed è presente alla seconda edizione di Documenta a Kassel. Insieme ad altri artisti ha deciso di non partecipare alla Quadriennale di Roma per protestare contro l'organizzazione e gli organi di governo che governano e, durante un'intervista, spiegare le ragioni della sua decisione. Firma un articolo dal titolo Conformismo: pigrizia mentale, apparso nelle pagine di “Arte Oggi” a maggio, in cui parla delle posizioni assunte dalla pittura contemporanea.

A partire dal 1960 espone con Novelli, Perilli, Dorazio, Consagra, Bemporad, Giò e Arnaldo Pomodoro nell'ambito delle mostre intitolate Continuità, promosse in varie gallerie italiane da Giulio Carlo Argan. Nel '60 espone insieme ad Ajmone Dova e al Laboratorio d'Arte di Livorno, e una carta che appare nel volume Crack. Due mostre personali, una alla New Vision Center Gallery di Londra e un'altra al Venice Canal, si svolgono nel corso del '62, durante la quale Gillo Dorfles parla del suo lavoro nel libro dedicato alle ultime tendenze dell'arte di oggi.

Nel 1963 Emilio Villa torna a prendersi cura di lui presentando la sua personale alla Tartaruga di Roma. Inoltre stipula un contratto con Dorazio con la Galleria Marlborough di Roma e celebra l'evento concedendosi un viaggio a New York da semplice turista.

Nel 1964 si unisce in matrimonio con la regista romana Vana Caruso, espone alla Scaletta di Catania e alla Bandiera di Roma.
L'anno successivo partecipa alla Quadriennale di Roma, vincendo il premio del Primo Ministro, e viene convocato per la prima rassegna celebrativa dedicata alla Forma 1.

Nel 1966 Maurizio Calvesi in “Le due avanguardie” e Maurizio Fagiolo in “Ratio 60” parlano della sua pittura, mentre Nello Ponente cura il testo che accompagna la sua personale sala alla Biennale di Venezia, nella quale, tra le 13 opere esposte, sono esposte diverse gomme in gommapiuma.

Nel 1969 si trova a Francoforte, dove, in occasione di una mostra personale alla Main Galerie D.I.V., Werner Haftamann ripercorre alcune tappe del suo percorso artistico durante un convegno. Negli anni Settanta la sua attività espositiva si intensifica: tiene mostre personali da Boni Schubert a Lugano e da Grafica Romero a Roma; nel 1972 ha una sala personale alla Biennale di Venezia. Contemporaneamente inizia il processo di “storicizzazione” del suo lavoro, idealmente inaugurato dalla monografia Giulio Turcato che Giorgio de Marchis spara nel 1971, la prima in assoluto nella bibliografia dell'artista.

Nel 1973 la città di Spoleto gli dedica una prima mostra antologica, a cura di Giovanni Carandente, seguita dopo un anno da un'altra, più grande, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il 24 febbraio 1984 la mostra Giulio Turcato apre al Padiglione Arte Contemporanea di Milano.

Partecipa alle rassegne storiche dedicate al Form 1 a Bourg-en-Bresse e Darmstad (1987). È presente nuovamente alla Biennale di Venezia, ospitata nella sezione intitolata Opera Italiana (1993). A seguito di una crisi respiratoria, morì a Roma il 22 gennaio 1995.

SELEZIONE DELLE PIÙ RECENTI MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE:

2001
Il Centro per l'Arte Contemporanea, Varsavia

2003
Musée d'Art Moderne et Contemporain Liège,
Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Liegi - Torino, Torino

2004
Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce, Genova